Le Sacre Rappresentazioni

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angelo rutinoSpesso, legata alla festa patronale, è la sacra rappresentazione, una reminiscenza del Medioevo, che oggi, dopo un periodo di morte apparente, sta vivendo in alcuni paesi un momento di particolare fortuna, in quanto concentra l'attenzione dei fedeli alla fine della processione di mezzogiorno. Le più note sono quelle di Rutino, di Perdifumo (8 maggio), di Vatolla (15 agosto) ove si rappresenta la lotta tra l'Angelo e il Diavolo, il primo sempre impersonato da un bambino, sospeso ad un cavo d'acciaio, che vince dopo un duello verbale, sul Diavolo, che recita la sua parte su un piccolo palco e indossa un'armatura o un costume rosso e nero. Interessanti sono i versi che i due protagonisti recitano, altisonanti e di stile barocco.

In altri paesi la sacra lotta si esprime con sfumature diverse. Nell'Opera ri Turchi di Prignano (6 dicembre, ripetuta poi il Lunedì in Albis), l'Angelo è mandato da S. Nicola, invocato da un bambino, di nome Teodato, fatto schiavo dai Turchi. Tutta la piazza antistante la chiesa parrocchiale diventa un palcoscenico, con quattro punti di recita dislocati lontani tra di loro.

Da dietro la chiesa i personaggi vengono accompagnati sulla piazza con marcette da alcuni componenti della banda musicale, in tre gruppi separati: il Turco e la sua corte, Teodato e un soldato, infine S. Nicola con due assistenti; i quattro "palcoscenici" sono la taverna, la cucina, la dispensa (su un alto baldacchino) e la prigione. L'azione scenica si svolge lentissima, anche per gli spazi che gli attori devono percorrere; pochissime ed elementari le battute, scandite tra intervalli di silenzi e di attesa, per cui la sacra rappresentazione dura circa un'ora.

Sul palcoscenico principale, il capo dei Turchi e alcuni commensali pranzano (il cibo è veramente cucinato al momento, per cui la scena è lunghissima); viene a servire Teodato che, ai ripetuti inviti del Turco affinché mangi anche lui, risponde che non può perché angustiato dal fatto che egli è lontano dal suo paese dove si celebra la festa di S. Nicola. Al che il blasfemo signore lo deride, invitandolo a chiedere aiuto al Santo affinché lo liberi. Compare allora un angelo, impersonato da un bambino e sospeso ad un cavo d'acciaio, che attraversa tutta la piazza partendo dal campanile. Liberato il bambino, si presenta allora S. Nicola in persona - indossa piviale e mitria - e si reca in cucina come un semplice cliente ad ordinare il pranzo e chiede di vedere la dispensa. Qui vede in un tinello le membra di tre bambini trucidati, pronti per essere serviti in tavola, ed opera il noto miracolo, resuscitandoli. Il malvagio oste viene cacciato in prigione e lì bruciato vivo: i fuochi d'artificio simboleggiano la pena inflitta a costui e il trionfo del Santo.

Non meno interessante è il cosiddetto Volo dell'Angelo, impersonato da un bambino sospeso ad un cavo d'acciaio che dall'alto di un balcone di una casa, vola sulla folla, fino al cospetto della statua del Santo protettore, cantando le sue lodi e chiedendo la sua protezione sul paese. Lo troviamo a Camella il giorno di S. Nazario (domenica successiva al 28 luglio), ad Eredita il 24 giugno, con replica a fine agosto, a Pisciotta l'8 settembre.

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