Gaetano Manzo

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gaetano manzoGaetano Manzo era figlio di pastori di Acerno, si avvicinò al brigantaggio quando, nel 1862, Garibaldi con i piemontesi, per bisogno di uomini, imposero la leva forzata tra i giovani del meridione. Dapprima egli non si presentò, poi convintosi (anche perché era già ne era stato ordinato l'arresto...) si arruolò ma ben presto disertò. Nel 1863 già era diventato un brigante famoso nel salernitano, infatti si era aggregato alla banda Ciardullo. Era specializzato in sequestri di persona di vari possidenti della zona, a molti dei suoi ostaggi soleva tagliare il lobo dell'orecchio per "convincere" i familiari a pagare. Era un uomo dal carattere controverso, infatti riusciva a far coesistere la fede religiosa con una violenza ed una crudeltà non comune. Di lui diceva il prete Don Francesco Oliviero (era stato un ostaggio della banda Ciardullo): "Gaetano Manzo era giovane dalle mosse sgherre, occhio cervino, biondo nei capelli, naso un pò schiacciato, piuttosto alto nella persona, signorilmente vestito, il men perverso e disumano fra quegli orsi e iene assetate di sangue e rapine". Fece fortuna sequestrando dapprima due inglesi che gli fecero "guadagnare" 30.000 ducati d'oro, pagati direttamente dal console inglese e poi due industriali svizzeri all'uscita di uno stabilimento tessile di Fratte presso Salerno, questo sequestro durò quattro mesi e gli frutto 180.000 ducati (1865). Uno di essi di nome Isacco Friedli lo descrisse così: "Ritto, fiero, con la mano destra alzata, vestito di panni pittoreschi, appariva come una figura teatrale. La sua testa ha un profilo quasi grecola banda manzo, il naso forte, ben modellato e leggermente aquilino; la fronte è piuttosto piccola, le forti sopracciglia curve, i begli occhi scuri il cui sguardo sembra trapassarti; una splendida folta barba bionda orna la bocca ed il mento forte; i capelli biondi, lucidi e fini, raggiungono quasi le spalle. Il suo comportamento e l'incedere sono fieri, a volte c'è in esso un che di felino". Si costituì nel 1868 a seguito ad un esame di coscienza dovuto alla sua grande fede in Dio. Processato evitò la condanna a morte e fu condannato ai lavori forzati a vita. In carcere, però fu subito assillato dalla voglia di fuggire, ci riuscì nel novembre del 1871. Il 20 agosto del 1873, per una soffiata di un delatore, i carabinieri fecero irruzione in una casa colonica dove Gaetano Manzo ed altri sette briganti stavano cenando, ci fu una grande sparatoria in cui rimase ucciso. Nelle sue tasche furono trovate 820 lire d'oro.


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