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Il Parco Archeologico del Monte Pruno

A circa 2 Km. a NE dall'attuale paese di Roscigno, nel cuore del Cilento interno, si staglia l'articolata fisionomia del Monte Pruno (879 m. s/m.). Definito, non a caso, "balcone degli Alburni", domina l'unico valico che rende possibile la comunicazione tra il Vallo di Diano e la fertile pianura pestana; la sua felice e strategica posizione lo rende particolarmente idoneo all'impianto di un insediamento stabile che, nel corso dei secoli, ha acquistato forme e modi diversificati.http://www.roscignovecchia.it/progetti/parcofoto1.jpg

Risale agli anni '20 il primo recupero di materiale antico; nel corso di lavori agricoli furono raccolti numerosi gioielli di ambra intagliata, pertinenti a ricchi corredi funerari andati distrutti; databili tra VI e V sec. a.C. documentano la presenza di una comunità indigena articolata e fiorente.

Tuttavia il ritrovamento che pose Roscigno alla ribalta archeologica avvenne, sempre per caso, nel 1938; proprio sul pianoro del monte Pruno venne scavata una sepoltura definita immediatamente "principesca"Il defunto, disposto supino, aveva gli oggetti del corredo disposti lungo i fianchi ed ai piedi; la ricchezza ed il rango sociale erano enfatizzati dagli splendidi materiali di bronzo tra cui un candelabro di produzione etrusca; dal vasellame in argento, tra cui un raffinato calice e dal numeroso vasellame ceramico.
parco archeologicoUna collana ed una corona d'argento connotano chiaramente il rango regale del defunto mentre quello di guerriero viene sottolineato da una ruota di carro, da una punta di lancia in ferro e da due strigili in bronzo. La sepoltura viene datata nei decenni finali del V se. a. C.

Malgrado l'importanza, immediatamente avvertita del ritrovamento, è soltanto negli anni '60 che J. De La Genière realizza una prima attenta ricognizione che la spinge ad affermare l'esistenza di un vasto insediamento antico che occupa la collina di Roscigno sin dagli anni finali del VI sec. a.C.Bisognerà attendere la fine degli anni '80 per l'avvio di un programma sistematico di esplorazione ed indagine scientifica voluto dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno che lo porta avanti, ormai da molti anni, in collaborazione con l'Università di Napoli, Federico II.

Il Monte Pruno è occupato dunque da un insediamento che si va lentamente delineando nelle sueceramiche forme essenziali articolate in un arco cronologico compreso tra il VII sec. a.C. e la fine del III sec. a.C. Già alla fine del VI sec. a.C. il pianoro e le propaggini della collina vengono occupate da nuclei sparsi di abitazioni e sepolture con ricchi corredi che manifestano un rapporto molto stretto con le genti abitanti il Vallo di Diano.

Nelle sepolture maschili è costante la presenza delle armi (elmo, spada, punta di lancia) mentre in quelle femminili la collana d'ambra accanto ad un ricco "servizio" ceramico.

Nel corso della seconda metà del IV sec. a.C. la collina viene racchiusa da una poderosa cinta fortificata, individuata sul versante SO e messa in luce per un breve tratto di circa 70m.; la roccia naturale viene opportunamente tagliata ed adattata per le fondazioni; la doppia cortina ha un possente riempimento (emplecton) che determina una larghezza complessiva delle mura di circa 5 m.ceramiche

Nella valletta di Cuozzi, in una posizione di controllo delle vallate del Ripiti e del Fasanella ed a ridosso di un tratturo, la c.d. trazzera degli stranieri, la cui funzione anche in antico è ben documentata, è stata esplorata una complessa struttura abitativa con più vani disposti intorno ad un cortile centrale; messa in luce per una superficie di circa 400 mq., doveva essere una casa ricca e raffinata con una decorazione fittile del tetto, un intonaco parietale ed i pavimenti in tritume di mattoni.
A breve distanza è stato individuato il nucleo di sepolture riferibili agli stessi anni d'uso dell'abitazione; sono tombe a semicamera che, sia attraverso il rituale funerario che gli oggetti del corredo (per le sepolture maschili il tipico cinturone di bronzo) denotano chiaramente la presenza, ormai stabile, dei Lucani nel territorio di Roscigno.

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