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Velia

Velia è il nome che i romani diedero alla colonia greca di Elea, fondata intorno al 540 a.C. dai profughi di Focea, città greca dell’Asia Minore, caduta sotto il dominio persiano, a opera di Ciro. L’area in cui sorse la città è caratterizzata da un promontorio che in antico si protendeva sul mare, dove sono state individuate le prime tracce dell’età del bronzo.

Qui, in età storica, si ebbe il primo insediamento greco-coloniale, poi la città si estese verso il basso e furono creati i quartieriVelia - Porta Rosa di abitazione sia sul versante settentrionale, sia su quello meridionale.  Pochi decenni dopo la fondazione, la città ebbe tra i suoi cittadini più illustri i filosofi Parmenide e Zenone, cui si attribuisce la costituzione di una scuola di pensiero nota in tutto il mondo greco occidentale e lo sviluppo delle scienze mediche e matematiche. I due filosofi dotarono la città di “buone leggi” grazie alle quali gli Eleati riuscirono a contrastare gli attacchi della vicina Poseidonia.  La città combatté anche contro i Lucani, genti italiche che alla fine del V sec. a.C. estesero la loro dominazione a tutta la Magna Grecia. Nel 389 a.C. entrò a far parte della lega italiota. Come Paestum, fu alleata di Roma, cui fornì navi nelle guerre contro Annibale. Divenuta municipio romano nell’88 a.C., Velia e il suo territorio sono in età romana rinomati per la dolcezza del clima. Le iscrizioni di età romana testimoniano che in quest’epoca la lingua usata prevalentemente era ancora quella greca.  Un duro colpo all’economia della città venne, oltre che dal mutato quadro politico, dall’insabbiamento dei due porti della città: vennero meno così le attività marinare su cui si era basata l’economia di Velia. Nel Medioevo la popolazione abbandonò la parte bassa della città, arroccandosi sul promontorio dell’Acropoli.  Nel corso dei secoli le testimonianze su Velia non si perdono, e i segni di un abitato, pur scarsamente popolato, sono presenti fino al Seicento, con l’episodio rilevante della costruzione di un Castellum tra l’XI e il XII sec. L’identificazione del sito e di alcuni ruderi avviene però solo nell’800, e della fine di questo secolo è la prima planimetria della città, eseguita dall’ingegner W. Schleuning.  Negli anni ’60 del Novecento viene avviata un’intensa esplorazione dell’area, che porta alla definizione del tessuto urbanistico all’interno della cinta muraria. Nel 1996 viene avviata la realizzazione dell’antiquarium, dislocato nella Cappella Palatina e nella Chiesa di S. Maria. Il percorso di visita alla città comincia dal quartiere meridionale, dove, in prossimità dell’ingresso, è in corso di scavo la vasta necropoli di età romana imperiale, antistante le mura urbiche. Alla città antica si accede dalla Porta Marina Sud, con accanto le mura di fortificazione e una torre di difesa a pianta quadrata: queste strutture si presentano nel loro rifacimento del III sec. a.C., anche se il loro primo impianto risale al V sec. a.C.  Via di Porta Marina Sud è fiancheggiata sulla sinistra dalle abitazioni dell’insula I e sulla destra da un edificio in opus incertum, risalente all’ultimo quarto del I sec. a.C., costituito da una parte anteriore con scala monumentale e triportico, e una posteriore su due livelli, di cui quello inferiore è occupato da un criptoportico. In questo edificio, già pertinente all’insula II, furono rinvenuti in gran numero ritratti della famiglia imperiale, il che ha fatto pensare a una struttura dedicata al culto imperiale.  Ritornando sulla strada principale si nota, al centro di un incrocio, un pozzo-cisterna (III sec. a.C.) e un monolito con lettere EP, in rappresentazione di Hermes.  Via del Porto permette di osservare la tecnica costruttiva adottata nel III sec. a.C. per la costruzione delle mura, detta a scacchiera. Lungo il percorso è una casa di età ellenistica, con stanze disposte intorno a un cortile centrale.  Via di Porta Rosa,  del IV-III sec. a.C., costituisce una delle più importanti opere pubbliche cittadine. Collega il quartiere meridionale con quello settentrionale ed è costruita con accorgimenti idonei al drenaggio delle acque. Proseguendo si notano, a sinistra, le terme romane costruite nel II d.C.: sono riconoscibili il laconicum con i tubuli per il riscaldamento e il frigidarium, con nicchie alle pareti, vasca e mosaico pavimentale a soggetto marino.  Un po’ più avanti, sulla destra, è presente una grande piazza rettangolare, con triportico e vaschette con canalette per la distribuzione delle acque, preceduta all’ingresso da una fontana monumentale con portico. Si è ritenuto per molto tempo che quest’area  fosse l’agorà della città greca, ma l’importanza qui tributata all’elemento dell’acqua, come attesta anche tutta la sistemazione dell’area circostante, lascia pensare oggi ad un Asklepiêion, edificio di culto ma anche luogo per le cure mediche.  Riprendendo la via, si giunge al maestoso arco di Porta Rosa, costruita nei decenni finali del IV sec. a.C., con un primo restauro agli inizi del III sec. a.C. In pietra arenaria, con arco a tutto sesto realizzato mediante messa in opera a secco, la porta è in realtà la monumentalizzazione di un valico naturale che collegava i due quartieri a nord e a sud del promontorio. Costituisce una grande opera d’ingegneria e di abilità artigianale, in un punto fondamentale per l’organizzazione dei percorsi stradali all’interno della città. Essa è infatti sormontata da un’altra strada che collega l’acropoli con le terrazze dei santuari.  Ridiscendendo per il medesimo percorso, a mezza costa si prende la via che conduce all’Acropoli, affiancata sulla sinistra dal quartiere occidentale e dal quartiere dell’Acropoli, con le case più antiche della città, caratterizzate da zoccolatura in pietra tagliata di forma poligonale, elevato in mattoni crudi e tetto a doppio spiovente o piano, in tegole e coppi. Ogni casa è composta al massimo da tre vani, di cui il maggiore si trova all’ingresso. Il quartiere risale ai decenni finali del VI sec. a.C. Costituisce dunque la prima zona abitata all’interno della città, deliberatamente coperta e livellata intorno al 470-460 a.C. per creare una nuova sistemazione dell’Acropoli, che diviene da quel momento il centro politico e religioso della città, mentre le aree private sono spostate altrove. Proseguendo lungo la strada s’incontra, sulla sinistra, il teatro, rifatto in età romana sulla struttura ellenistica creata nel IV-III sec. a.C. Se ne conservano bene la cavea, che sfrutta il terrazzamento naturale, e i parodoi. Il teatro, in grado di ospitare fino a duemila spettatori, resta in funzione fino al V sec. d.C.  Più avanti, il grande muro in opera quadrata ha la funzione di sostenere la terrazza degli edifici destinati al culto, delimitati dal témenos. In quest’area s’incontra anche una struttura porticata di età ellenistica (IV-III sec. a.C.) e, di seguito, il sagrato della chiesa settecentesca di Santa Maria in Porto Salvo in cui è collocato uno spazio espositivo volto ad illustrare la storia delle trasformazioni urbanistiche della città tra il periodo ellenistico e quello romano.  Dalla Via Sacra si giunge alla spianata del Tempio, i cui resti sono parzialmente inglobati nelle strutture del castello medievale. Ne rimangono il basamento e parte della cella. La datazione del santuario oscilla dal V sec. a.C. all’età ellenistica, mentre sconosciuta è la divinità a cui fu dedicato, anche se s’ipotizza che fosse Hera o Athena.  Il castello, dell’XI-XII secolo, con torre circolare, è costituito in gran parte da materiale di spoglio dell’antica città. Attorno ad esso sono visibili i resti del borgo e, poco distante, la Cappella Palatina, dedicata a San Quiricio (l'ex lapidario), anch’essa del XII secolo, sede espositiva che accoglie reperti atti a testimoniare i primi secoli di vita della città (periodo arcaico e classico).  Il percorso di discesa è contrassegnato da una cisterna romana e da una serie di terrazzamenti da cui sono ben visibili l’intera struttura della città e le mura di fortificazione. Queste ultime conservano bene lo zoccolo, l’elevato antico in mattoni crudi e l’elevato di età ellenistica, e presentano numerose torri, realizzate nel IV-III sec. a.C. Nel percorso di crinale che si snoda dall’Acropoli sino al fortilizio di Castelluccio, vero e proprio bastione di età ellenistica, è la grande area sacra dedicata a Zeus, con altare centrale, nonché il percorso di una delle vie più antiche, la Via Velia, al termine della quale è un ulteriore quartiere abitato, risalente al V sec. a.C. e frequentato ancora in età imperiale: infatti, nel I sec. a.C., qui è stato costruito un altro edificio termale, attivo fino al IV sec. d.C. Nella parte bassa della città si svolge un percorso per non vedenti attrezzato con una sala didattica, contenente piante del sito in rilievo, riproduzioni dei reperti archeologici e didascalie in alfabeto Braille.

 

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