La Primula Palinuri - il fiore simbolo del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano
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CAPACCIO VECCHIO: il castello fantasma

 

panorama templi

 

 L'itinerario porta, tra le rocce e la vegetazione del Monte di Capaccio Vecchio, ai ruderi del castello, che domina la sottostante pianura di Paestum, dove è possibile visitare la zona archeologica e il museo. Salire fin quassù significa accostarsi ad un pezzo di storia cilentana, ma vuol dire anche fermarsi estasiati davanti ad un panorama incantevole che si apre come un immenso anfiteatro dove la natura si interseca con la presenza umana.


Area      Capaccio e il Monte Soprano

Lunghezza     circa 4 Km (solo andata)

Tempo di percorrenza     3 ore

Dislivello     200 m.

Quota massima     383 m.

Periodo consigliato     tutto l'anno (preferibilmente da primavera a ottobre)

Difficoltà     facile

Equipaggiamento     scarpe da trekking, acqua, binocolo, macchina fotografica.

Principali emergenze     Santuario della Madonna del Granato (IX sec.), Ruderi del castello (XII sec.), ampie vedute panoramiche.

Come raggiungere il punto di partenza     Autostrada A3 SA-RC uscita Battipaglia, SS 18 direzione Paestum, SS 166 per Roccadaspide e si seguono le indicazioni per il Santuario della Madonna del granato.


Seminascosto tra le rocce e la vegetazione del Monte di Capaccio Vecchio i ruderi del castello omonimo dominano ampiamente la sottostante pianura di Paestum. Salire fin quassù significa accostarsi ad un pezzo di storia cilentana che ci riporta alla congiura dei Baroni contro il potente Federico II conclusasi tragicamente nel 1246. Ma vuol dire anche fermarsi estasiati davanti ad un panorama incantevole che si apre come un immenso anfiteatro dove la natura si interseca con la presenza umana, particolarmente evidente nei campi squadrati, nei centri abitati, nelle strade e nei canali che tagliano la piana. Da qui pochi temerari si involano con i loro deltaplani per guardare il paesaggio così come lo guardano gli uccelli che abitano le rupi di queste montagne. Nota: A Paestum e possibile visitare la zona archeologica e il museo.

 da: http://www.parks.it/parco.nazionale.cilento/iti.html

PUNTA LICOSA e il MUSEO del MARE: la costa delle sirene

Un viaggio nel mitico promontorio di Licosa, dal nome della sirena che qui si inabissò per amore di Ulisse. Il promontorio si protende sul mare con la sua macchia mediterranea, i suoi ruderi, le sue testimonianze storico-artistiche.

Gli acquari del Museo del Mare di Pioppi consentono di gettare uno sguardo al mondo sommerso e alle forme di vita presenti nel mare.


Area      Costa di Castellabate e Pollica (Ogliastro Marina e Pioppi)

Lunghezza     circa 2 Km

Tempo di percorrenza     4 ore circa (per punta Licosa)

Dislivello     10 m.

Quota massima     10 m.

Periodo consigliato     tutto l'anno

Difficoltà     facile

Equipaggiamento     scarpe da trekking, borraccia, costume, binocolo, macchina fotografica.

Principali emergenze     pineta litoranea, torri costiere, palazzo marchesale del XVIII secolo, palazzo Vinciprova a Pioppi.

Come raggiungere il punto di partenza     Autostrada A3 SA-RC uscita Battipaglia, SS 18 direzione Paestum uscita Agropoli, SP per S. Maria di Castellabate, bivio per Ogliastro Marina.

promontorio licosaSecondo le antiche fonti il promontorio di Licosa prende il nome da quello della sirena Leucosia che qui si inabissò per amore di Ulisse. In realtà sembra che le sirene fossero due: Leucosia e Leukotea. Omero, infatti, parla esattamente del promontorio "delle due sirene", a proposito del viaggio di Ulisse. Basterebbe già questa leggenda per giustificare il fascino particolare che caratterizza questo luogo. In più, la splendida pineta che si affaccia sul mare e le numerose calette ciottolose che sembrano quasi intagliate lungo il litorale roccioso, rendono la visita particolarmente interessante e piacevole. Come un vero e proprio terrazzo il promontorio di museo mare vivo pioppiLicosa si protende sul mare con la sua macchia mediterranea, i suoi ruderi, le sue testimonianze della costante presenza umana riscontrabile già all'epoca greca e poi continuata in epoca romana e fino ad oggi. Gli spettacolari acquari del Museo del Mare di Pioppi, infine, consentono al visitatore di gettare uno sguardo al mondo sommerso e alle forme di vita presenti nel mare a diverse profondità.

 

da:  http://www.parks.it/parco.nazionale.cilento/iti.html

Da VELIA a PUNTA TELEGRAFO: c'era una volta il mare

Un itinerario tra storia e mito, che ripercorre le tappe dei fondatori di Elea, i Focei, e mostra pozzi sacri, terme romane e'anfiteatri, resti di una civiltà millenaria.


Area      Marina di Ascea

Lunghezza     circa 2 Km (andata e ritorno)

Tempo di percorrenza     1 ora

Dislivello     in pianura

Quota massima     10 m.

Periodo consigliato     primavera-estate

Difficoltà     facile

Equipaggiamento     scarpe da trekking, acqua, torcia elettrica, costume, macchina fotografica

Principali emergenze     duna costiera, sito di genista cilentina, torre costiera, area archeologica di Velia.

asceaCome raggiungere il punto di partenza     Autostrada A3 SA-RC uscita Battipaglia, S.S. 18 direzione Paestum, variante SS 18 uscita Vallo Scalo, direzione Marina di Ascea.


Quando gli ultimi dinosauri stavano per scomparire, in fondo al mare iniziarono a depositarsi i primi sedimenti che avrebbero dato origine alle rocce che oggi formano la scogliera di Punta del Telegrafo, ben 65 milioni di anni fa. Per milioni di anni i sedimenti continuarono ad accumularsi e a sovrapporsi, fino a quando le immani forze tettoniche li spinsero fuori dall'acqua comprimendoli e ripiegandoli: come Venere dal mare era nato il Cilento. Dal mare arrivarono anche i Focei, fondatori di Elea che, ben presto, divenne faro di cultura e civiltà per l'intero mondo occidentale. Attratti dalla bellezza del luogo e dagli approdi naturali, i Focei si insediarono presso una sorgente che consacrarono alla ninfa Yele, da cui derivò il nome dell'antica e rinomata città di Elea. Il quartiere meridionale con i resti del porto, il pozzo sacro, le terme romane, e, più in alto, l'anfiteatro, la chiesa paleocristiana, la torre angioina e Porta Rosa ripercorrono i tanti secoli di splendore che ha vissuto questo territorio.

 

DA: http://www.parks.it/parco.nazionale.cilento/iti.html

ROSCIGNO VECCHIA, un salto nel passato

Come fare un salto indietro nel tempo di circa 100 anni? Semplice: visitate la suggestiva Roscigno vecchia...roscigno

Fu abbandonata in seguito alla legge speciale sui paesi franosi tra il 1902 e il 1908, ma da allora Roscigno vecchia si è mantenuta immodificata: ci sono strade, piazze, viuzze in ciottoli di pietra calcarea ed elementi architettonici dell'agglomerato urbano... è come se il tempo si fosse fermato in questo piccolo centro del Cilento.

Nel centro storico vi è la grande Piazza Giovanni Nicotera, la chiesa di S. Nicola di Bari circondate da alberi secolari protagonisti di questo incantevole paesaggio urbano. Ancora si possono notare le antiche insegne dell'800 sui portali di legno delle botteghe.

E' da visitare il museo che mostra capolavori d'alta manifattura: stipiti, recipienti, brocche, utensili, casalinghi e attrezzi artigianali di varia natura. Tutto ciò è testimonianza della civiltà contadina fatta di tecnologia e creatività artigianale. 

EBOLI, S.Donato

eboliLa meta più gettonata è sempre la collina di San Donato. Gruppi di famiglie si ritrovano intorno alla chiesetta dell’omonimo santo per trascorrere ore di spensieratezza tra la natura e il verde.

La seconda meta più ambita è il percorso dei mulini. Si parte dall’Embrice, poco sopra il convento dei cappuccini, si prosegue tra le colline, in mezzo a torrenti e aree attrezzate per i pic nic. Negli ultimi anni, il percorso dei mulini ha riscosso un’ottima audience il lunedì in albis tra la popolazione extracomunitaria dell’est Europa.

C’è infine il mare. Sette chilometri di spiaggia, seppur in stato di abbandono, sono una destinazione molto gettonata, soprattutto se con il clima primaverile.

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