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LA STREGA DI MONTESERRA 2

di Basilio Santòcrile


stregaSi racconta che un signorotto allora abbastanza noto nel Cilento, Don N. C. passava per Monteserra in groppa al suo cavallo, seguito dal suo baldo servitore in groppa ad un asino, al chiarore della luna piena scorse in lontananza una fanciulla, che percorreva a piedi la stessa strada. Si fermò e, fattala salire sul suo cavallo, intendeva darle un passaggio fino al paese più vicino. La fanciulla accettò l’offerta, ma giunti ad un bivio chiese di smontare da
cavallo perché le loro strade si dividevano.
Il signorotto si offrì di accompagnarla a casa, ma la fanciulla non volle, allora il gentiluomo le offrì la compagnia e la cavalcatura del suo servitore, e questa l’accettò di buon grado. - Proseguì da solo nel cammino ma, percorsi un migliaio di metri udì dei gridi terrificanti provenire dalle sue spalle, era il suo servitore. L’uomo dando un forte strattone al cavallo, invertì il cammino lanciando l’animale al galoppo, ma ben presto fu raggiunto dal suo servitore, il quale correva a più non posso, gridando “la strega, la strega, il diavolo” e facendo segni sconclusionati indicava al suo padrone di fuggire. L’uomo rivoltò il cavallo e facendo salire in groppa il servitore, si diedero ad una fuga disperata. - Si fermarono al primo paese, ed entrati in una locanda, dopo essersi rinfrancati, il cavaliere si accorse che il suo servitore aveva tutti i capelli bianchi … Vano fu il chiedergli spiegazioni, ma parlando col locandiere del fatto accaduto, questi esclamò : “Non vi è fanciulla in loco, nel raggio di diverse decine di chilometri, che abbia il coraggio di uscire di notte. L’unica donna che può girare a quest’ora è forse la strega di Monteserra, ma questa nella maggioranza dei casi compare come una vecchietta. Ma cosa è capitato al suo servitore? - Il gentiluomo: “Questo non lo so…, ma posso dirle che…” gli raccontò tutto ciò che sapeva. - Frattanto il servitore, tartagliando, si recò in camera per riposare, ma durante la notte fu colpito da una forte febbre, che lo fece delirare fino all’alba. Il dì seguente, il cavaliere, in compagnia dell’oste tornarono sulla strada percorsa durante la notte, e al limitare del bosco in una radura quasi nascosta, scorsero una nera sagoma. Paurosi ma con gran coraggio si avvicinarono constatando che la sagoma non era altro che l’asino del servitore, una sagoma piatta, sventrata da tutte le viscere, della carne e delle ossa, restava solo la pelle, ma intera, senza una ferita né la perdita di una goccia di sangue. - Era un fatto alquanto strano, e mentre meditavano su ciò una risata agghiacciante si udì provenire dalla foresta. - I due guardandosi in viso, montarono sulle proprie cavalcature fuggendo a più non posso. - Ebbero per tutto il tragitto l’impressione di essere seguiti, ma non si voltarono di sicuro per sincerarsene. Giunti alla locanda la moglie del locandiere disse di averli scorti a distanza, mentre venivano inseguiti da una figura femminile, ricoperta di drappi di stoffa, quasi un’immagine eterea, che sembrava seguirli senza alcun sforzo, senza poggiare i piedi per terra, la quale era scomparsa nel momento in cui avevano lasciato il sentiero principale ed essa si era fatta la croce e posta in preghiera per i due fuggitivi. - Al mezzodì fu interrogato anche il servitore che per fortuna si sentiva già meglio, e a stento e confusamente riuscì a spiegare che nel momento in cui il suo padrone era scomparso alla vista sua e della fanciulla affidatagli, questa aveva assunto le sembianze di una vecchia megera, ma lui pensando che fosse un gioco di ombre e della luna, aveva continuato il cammino, ma questa all’improvviso con un ordine secco e delle parole strane ma ben precise aveva fatto fermare l’asino, e chiamato a sé un giovine, che era comparso all’improvviso sulla strada, questi aveva aiutato la vecchia a scendere, e puntando un dito verso di lui aveva lanciato un fulmine di color verde, e che l’asino muovendosi l’aveva disarcionato frapponendosi fra lui e il giovane, funzionando da scudo a quella luce verdastra. - In quel momento aveva visto la povera bestia afflosciarsi a terra senza vita e sgonfiasi come una vescica. Certo questi due racconti lasciano scettici per prima coloro che non ci credono (ossia la vasta categoria di individui la quale crede che sia sciocco credere a qualche
cosa).
Per conto mio, l’unico atteggiamento razionale di fronte a questi fenomeni é quello di un’accettazione critica degli eventi, mantenendosi equidistanti fra l’entusiasmo credulone e la negazione a priore. L’uomo che si definisce “sapiens” in realtà ignora ancora troppe cose per poter emettere sentenze in un senso o nell’altro.

 

Basilio SANTÒCRILE.
Proprietà letteraria riservata di Basilio Santòcrile, viene consentita la riproduzione dei racconti
poesie detti ecc. per intero a mezzo stampa radio TV ed internet, citandone l’ autore. –
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