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Gian Battista Vico - La permanenza a Vatolla

Così sul finire del 1600 il castello di Vatolla ospitò per nove anni il filosofo.Vico fu assiduo frequentatore del Convento della Pietà, per scambiare idee con i frati e per consultare la biblioteca del pio luogo. Secondo la tradizione popolare nel piazzale antistante l'edificio del Convento, all'ombra degli ulivi, il filosofo Vico amava riposare, leggere e meditare. Tra le piante, ancora vive e vegete nonostante l'età plurisecolare, una di esse viene indicata dai paesani come l'ulivo del Vico. Il Vicorestò a Vatolla, anche se non continuativamente, dalla fine del 1686 a tutto il 1695, facendo qui il maggior corso degli studi filosofici e la stesura della Scienza Nuova. Il grande pensatore ebbe con il villaggio che lo ospitava un rapporto amore-odio: a volte lo definiva "aspra Selva solinga arida e mesta" (Vico, Affetti di un disperato,1692) , altre volte come "bellissimo sito di perfectissima aria, dalla quale fu restituito alla salute ed ebbe tutto l'agio di studiare e gettare le basi della Scienza Nuova" (Vico, Autobiografia).

Oltre ad immergersi nei suoi studi, il filosofo partecipa in qualche modo anche alla vita che si svolge nella corte baronale ed alle attività ad essa connesse.Il Vico nel 1693, il I ottobre, tiene a battesimo in Vatolla un bambino, certo Francesco Geronimo Boffo figlio di Francesco (maestro di canto) e nel 1690 è testimone in due atti notarili, insieme a due altri dipendenti dei Rocca, Antonio Magrino (maestro di ballo) e Francesco Maria Rossi. Nel 1695,l'8 aprile, è nominato in altri due atti come testimone, col titolo di dottore in Utroque, cioè laureato in tutti e due i diritti.

Nel 1693 pubblica la canzone "Affetti di un disperato", d'ispirazione lucreziana, perché preda di un amore non corrisposto per la giovane discepola Giulia Rocca, figlia del Marchese, per la quale scriverà nel 1695 anche un epitalamio per le sue nozze con Giulio Cesare Mezzacane, Principe di Omignano.La passione non corrisposta per la giovane fanciulla è stata, per alcuni studiosi, il motivo del trasferimento del filosofo a Napoli ed anche perché il suo compito ormai era finito.

 

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