Ernest Hemingway

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"Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo di nome Manolo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio era decisamente e definitivamente salato , che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo aveva ubbidito andando in un'altra barca dove prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all'albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand'era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne"

 

Ernest Hemingway


Ernest Hemingway vide Acciaroli per la prima volta in occasione dello sbarco della V armata U.S.A. e rimase colpito della estrema bellezza del paesaggio e dal borgo di pescatori incastonato tra il verde delle colline e l'azzurro del mare.

 

 

Ritornò negli anni 50 dove durante i vari soggiorni in questo minuscolo borgo marinaro del Cilento istaurò una profonda amicizia con Antonio Masarone detto "u viecchio".

L'amicizia che legava Ernest ad Antonio li vide spesso compagni di pesca di giorno con il piccolo gozzo di Antonio e tutte le sere si fermavano a parlare sul piccolo porticciolo.

 

Ernest con sé aveva una cassa di Amarone, il suo vino preferito. Poi il vino finì. Da questa breve ma intensa esperienza nacque nel 1952 “IL VECCHIO E IL MARE”, il capolavoro grazie al quale lo scrittore americano ottenne il Premio Nobel per la letteratura nel 1954. Se Hemingway non avesse terminato le casse di amarone, molto probabilmente non avrebbe lasciato il porto di Acciaroli e lì avrebbe terminato la stesura de: ”Il vecchio e il mare”. Pare sia stata proprio la ridente località cilentana, con il suo accogliente porto, ad ispirare lo scrittore americano.

 

Al centro del libro c’è la circostanza che vede da 82 giorni Santiago che non riesce a prendere un pesce e per questo viene abbandonato anche da Manolo, il ragazzo a cui ha insegnato a pescare e a cui è legato da profondo affetto. Così, l’83° giorno, Santiago prende il mare da solo. All’improvviso un enorme pesce abbocca all’amo e trascina la barca a largo. Dopo una terribile lotta durata tre giorni e tre notti, il vecchio ha finalmente la meglio sul pesce, lo uccide e lo affranca alla fiancata della barca. Nel viaggio di ritorno però è assediato dagli squali che, un pezzo alla volta, gli strappano il bottino, lasciandogli tra le mani un simbolico scheletro. Quando Santiago, sfinito, rientra in porto, del pesce non resta che la testa e la lisca.

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